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DJEMBE’
La leggenda vuole che il djembè nacque quando un
cacciatore si trovò di fronte ad uno spirito che suonava questo strano
strumento. Il cacciatore posò le sue armi e ricevette il djembè dallo
spirito, che raccontandogli quali fossero i suoi poteri e le sue
potenzialità gli raccomandò di dividerlo con la sua gente.
Si può allora dire che il djembè è uno strumento sacro
perché possiede la benedizione dei tre elementi della natura: ha in sè la
vita dell’albero cui appartiene il legno, la vita della capra da cui viene
la pelle, la vita dell’uomo che l’ha costruito e lo suona. Il djembè
parla: è quasi un’entità vivente, che veicola messaggi diversi, frasi
codificate. In assenza di altri mezzi di comunicazione, villaggi più o
meno lontani comunicavano tra loro col suono dei tamburi. I griot si
spostavano tra famiglie e villaggi con il loro strumento, per suonare e
cantare fatti e persone, unici a portare in loro la storia di popoli
interi. E tuttora ogni momento della vita sociale del villaggio,
battesimi, matrimoni, funerali, riti di passaggio… tutto è scandito dai
ritmi incalzanti del djembè.
Come la musica “occidentale” anche i ritmi tradizionali
dell’Africa Occidentale hanno una loro propria forma e struttura, che però
è pressoché impossibile imprigionare in un foglio utilizzando mezzi
convenzionali di trascrizione e notazione: questo perché sono ritmi
suonati non solo con le mani ma anche con la mente e con il cuore, perché
ogni pezzo è l’espressione di una cultura, di un popolo, di circostanze ed
eventi della vita di ogni giorno. Ed è cosi che ogni etnia ha ritmi propri
e ritmi comuni ad altri: un ritmo ritenuto particolarmente sacro in una
paese potrebbe non essere per nulla conosciuto a pochi chilometri di
distanza.
Concludendo … invito tutti gli appassionati di djembé di
portare rispetto a questo strumento sacro pensando alla sua origine, alla
sua storia e al patrimonio culturale che porta da millenni con sé…dal
djembé possiamo ancora imparare.
Moris Sene
E' un tamburo a calice, monopelle, tipico dell'etnia
Wolof del Senegal. Alto circa 1 metro, si ottiene scavando un tronco
d'albero. Viene suonato con una mano libera e una bacchetta. La membrana è
tesa tramite cavicchi di legno ad appositi tiranti di corda vegetale.
Viene usato nelle festività sociali.
IL BALAFON
Ancor oggi, l'uso è riservato principalmente agli
uomini.
IL TAMA'
Il doun doun è un tamburo dai toni bassi a due estremità
fabbricate con una sottile pelle di vacca. Spesso viene lasciata la
peluria dell'animale sulla pelle, in modo da produrre un suono più caldo.
E' lo strumento più comunemente usato come basso per lo Djembè.
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